domenica 5 settembre 2010 Registrazione   Login 
La testimonianza di una giovane volontaria in Zambia

di Maria Citterio

DSC_4557 smile!.jpgDel mondo che ho lasciato non mi manca nulla, se non le persone. Qui è davvero difficile integrarsi: è visibilissima e indelebile la differenza tra me e loro; la pelle non ha solo colore diverso, ma significa differenti stili di vita, possibilità, disponibilità economiche, lingua, usanze. Vero è che le differenze sono una grande ricchezza, ma - come dice mia mamma - a volte mi piacerebbe essere più povera...

Piano piano mi avvicino al loro mondo, ma è difficile, soprattutto in ambito lavorativo. Condizione necessaria e sufficiente per collaborare è capirsi... Si perdono ore e ore cercando di mettersi d’accordo e alla fine, dopo aver spiegato e rispiegato le cose, dopo aver chiesto di ripetere quanto detto per verificarne la comprensione ed esserti sentito dire «yes, yes», non si ha mai la certezza di essere arrivati a un accordo condiviso: infatti dopo qualche giorno saltano fuori i problemi. Sarebbe più semplice se da loro partisse qualche iniziativa, ma non succede mai: non so se per pigrizia, perché non sono abituati, perché non gliene importa o per il rispetto/timore che nutrono nei confronti del bianco...

Copia di DSC_4538 baobab.jpgHo iniziato il cantiere, che sarebbe anche il mio primo cantiere! E mi son trovata a essere la boss (mi chiamano proprio così!). Il mio team è composto da un supervisore, mr Siyanga (lavora anche lui, altrimenti non staremmo nei tempi), quattro costruttori e sette lavoratori generici, che non conoscono le tecniche di costruzione, ma hanno muscoli potenti. Qui si fa tutto a mano: c’è da mischiare cemento, sabbia e sassi, scavare le fondazioni, abbattere alberi, rimuovere le radici; prendono una vanga, un piccone e iniziano. Fa caldissimo: non so davvero come facciano.

C’è un bel clima: conosco tutti i loro nomi (a furia di scriverli ogni giorno sui fogli delle presenze!), mangio con loro e cerco di imparare una delle loro lingue (in Zambia ce ne sono 72). Questa cosa li stupisce, ma qui torniamo al discorso delle differenze: per loro i bianchi non sono in grado P1000929 GMG croce.jpgdi camminare, si spostano solo in macchina... La cosa che li stupisce di più, però, è sapere che riusciamo a ingerire l’inshima, il loro piatto forte: una polenta bianca che non manca mai. Chissà che idea di “bianco” hanno davvero in testa...

Non ci si annoia mai. Occorre andare in Comune a inseguire l’incredibile burocrazia, oppure fuori a controllare, a prendere il materiale, a fare fotocopie, a programmare i tempi, a sistemare i disegni... L’altro giorno ho giocherellato con un camaleonte finito nello scavo di un pilastro: volevo vedere quanto velocemente cambia colore; devo dire che è rapido!

Ormai ho compiuto più di tre mesi in questa terra. Mi è arrivata una lettera dal Comune di Giussano, in cui si dice che ho ufficialmente residenza a Livingstone. Ho fatto l’esame della patente, tra un mesetto devo andare a ritirare il tesserino. Mi fa sempre un certo effetto guidare sulla sinistra la Land Cruiser pick up, schivando le buche delle strade, magari trasportando materiale edilizio e qualche lavoratore che mi aiuta a caricarlo.

DSC_4771 Mukuni Village.jpgL’altro giorno mr Siyanga mi ha portato a comprare la ghiaia per il calcestruzzo. Siamo passati attraverso casettine più o meno fatiscenti, alcune con un baracchino dove si vende quel che capita, in mezzo a un sacco di gente in cammino, con bambini ovunque... Poi siamo entrati nel bush e sembrava di andare verso il nulla: i bivi sono tutti uguali, èfacilissimo perdersi! La cava di pietra è gestita dalla comunità che vi abita: donne sedute sulla montagnetta di pietre, un chitenge (la stoffa che usano come gonna) in testa per ripararsi dal sole, staccano lastre e si mettono a frantumarle con un martelletto.

Ha smesso di piovere. Prima capitava un paio di volte a settimana, di solito appena steso il bucato... A volte il cielo si sfogava con temporali tanto violenti che era impossibile restare all’aperto: nel giro di pochi secondi si creavano fiumiciattoli per le strade e bisognava sentire il frastuono della pioggia sulla lamiera!

Le piogge hanno ingrossato le cascate. Sono spettacolari: ci sono andata due volte, e a distanza di un paio di mesi la quantità d’acqua è raddoppiata! Nel giro di pochi minuti si è completamente fradici, ma ne vale assolutamente la pena, tanto col caldo ci si asciuga velocemente! Si attraversa P1000889 Mukuni Village cerimonia.JPGun ponticello in mezzo alle gole e alla vegetazione rigogliosa. Si può anche scendere al fiume attraverso un sentierino ripido in mezzo alla giungla: siamo stati circondati da una ventina di babbuini, abbiamo visto un tucano, poi le liane... Cose viste solo nei film! A un certo punto il panorama si apre sul fiume, in mezzo alla gola: l’acqua gira nei vortici creati dall’incontro delle diverse correnti... wow! Di notte, la luna piena illumina quasi a giorno: si può camminare tranquillamente per i sentieri e la luce crea un arcobaleno enorme che unisce il bosco alla schiuma bianca dell’acqua...

Sono andata anche alla Crocodile Farm, dove tengono i coccodrilli in alcune vasche. Ce ne sono tantissimi: non è molto avventuroso vederli in cattività, ma sinceramente mi è bastato... Abbiamo anche comprato la carne: ho sfoderato un buonissimo coccodrillo bollito!

Un giorno, mentre andavo in ufficio, ho incrociato una processione: c’era la croce della Giornata Mondiale della Gioventù nella chiesa vicina. Nel pomeriggio sono andata a messa: ci saranno state trenta ballerine, tutti cantavano, si alzavano in piedi e iniziavano a ballare! A un certo punto è anche andata via la corrente, non ci si vedeva quasi più; ma qui sono abituati e hanno proseguito come se nulla fosse. Tre ore di una delle più belle celebrazioni cui abbia mai partecipato! (m.c.)

 

DSC_4783 Mukuni Village in festa.jpg

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